Tutto ciò che delle mie letture mi incuriosisce, mi emoziona, mi fa arrabbiare, mi fa sorridere, mi porta via, mi resta addosso per tanto tempo. Come la forma dell'intreccio della paglia. A gambe nude, d'estate.

domenica 14 aprile 2013

Da "Il sorriso di Angelica", di Andrea Camilleri (Sellerio, 2010)




Uno che si metti a parlari all'improvviso nel sonno non può diri che cose vere, le virità che tiene dintra di lui, non s'arricordava d'aviri leggiuto che nel sogno si potivano diri farfanterie, o 'na cosa per l'altra, pirchì uno mentri che dormi è privo di difisi, disarmato e 'nnuccenti come a un picciliddro.

(...)

Un omo può campare per cent'anni allato a 'na fimmina, dormirici 'nzemmula, farici figli, spartirici l'aria, cridiri d'avirla accanosciuta come meglio non si pò e alla fini farisi pirsuaso che quella fimmina non ha mai saputo com'è fatta veramenti.

(...)

"Dottori, addimanno compressioni e pirdonanza, ma...".
"Ma, 'na minchia! Né compressioni né pirdonanza! Telefona subito ad Augello!".
A momenti Catarella si mittiva a chiangiri.
"Quisto appunto ci volevasi diri, spianno scusanza tantissima, dottori. Che il suddetto Augello da stamatino attrovasi allicinziato".
Montalbano stunò. Ma manco 'na cammarera si pò cchiù licinziari su due piedi!
"Licenziato? E da chi?".
"Dottori, ma fu vossia stisso di persona pirsonalmente ad allicinziarlo aieri doppopranzo!".
Montalbano s'arricordò.
"Catarè, è andato in licenza, non è stato licenziato!".
"E io che dissi? Non dissi accussì?".
"Senti, puro Fazio è stato allicinziato?".
"Macari quisto ci volevasi diri. Siccome che al mircato c'è stata 'na sciarriatina, il suddetto attrovasi in loco".
Non c'erano santi, attoccava annare a lui.
"Vabbeni, il denunziante è lì?".
Catarella fici 'na brevi pausa prima di parlari.
"Lì indovi che sarebbi, dottori?".
 "Ma in commissariato, dove vuoi che sia?".
"Dottori, ma io como fazzo a sapiri chi è chisto lì?".
"C'è o non c'è?".
"Cu?".
"Il denunziante".
Catarella sinni ristò muto.
"Pronto?".
Catarella non arrispunnì.
Montalbano pinsò che la linea era caduta.
E lo piglio il grannissimo, cosmico, irragionevoli scanto che l'assugliava quanno una tilefonata s'interrompiva: quello d'essiri ristato l'unica persona viventi in tutto l'universo criato.
Si misi a fari voci come un pazzo.
"Pronto? Pronto?".
"Ccà sugno, dottori".
"Pirchì non parli?".
"Dottori, vossia non s'offenni se ci dico che io non saccio che è 'sto denunzianti?".
Calma e pacienza, Montalbà.
"Sarebbe quello che ha subito il furto, Catarè".
"Ah, quello! Ma non s'acchiama denunzianti, s'acchiama Piritone".
Cioè a diri grosso peto. Possibbili?
"Sicuro che si chiama Piritone?".
"La mano supra al foco, dottori. Piritone Carlo".
(...) Montalbano pinsò che Catarella, a forza di dargli nomi di testa sò, un jorno o l'altro l'avrebbi fatto sparare da qualichiduno tanticchia nirbùso.

(...)

La Fiducia ricompensata.
Romanzo per giovinette di buona famiglia e di severi costumi.
Un uomo, roso dalla gelosia per la sua donna, travisa il senso d'una frase che lei pronunzia nel sonno e per giorni si tormenta, sottoponendo la donna a interrogatori, scenate e tranelli. Sono quando desiste dalla sua insana gelosia, ottiene la ricompensa. Infatti la donna, casualmente, gli rivela il vero senso, del tutto innocente, della frase detta in sonno. E l'uomo sente d'amare maggiormente, da quel momento, la donna della sua vita.Bello, no? E macari 'struttivo.

(...)

Finalmente si ficiro l'otto.
Era arrivata l'ura di tornarisinni a Marinella.
Si susì, niscì dalla sò càmmara, e quanno s'attrovò a passari davanti a Catarella, gli spiò:
"Ci sono state telefonate per me?".
"Nonsi dottori, per vossia, nisciuna".
"Sicuro?".
"Sicurissimo".
"Bonanot...".
Ma Catarella l'interrompì.
"Tilefonò ora ora uno ginerico".
"Uno che di cognomi fa Generico?".
"Nonsi, dottori, ginerico nel senso che trattavasi di cosa ginericamente ginerica".
Che significava?
"Ti puoi spiegari meglio?".
"'Sto signori non voliva a nisciuno 'n particolari".
"Ma che disse?".
"'Na cosa inutili di cui il quali questo commissariato non sapiva che cosa farisinni".
"Tu dimmela lo stisso".
"Dottori, picca ci accapii. Disse che datosi che l'amico sò era arrivato, sinni partiva. E io che ci dovevo diri in risposta? Ci fici augurio di bona vacanza".
Nella testa di Montalbano scoppiò un pinsero fulminanti.
"Te lo disse come si chiamava?".
"Sissi, dottori, e io me lo scrissi".
Pigliò un pizzino, lo liggì.
"Sciocchino, dissi che s'acchiamava".
Sciortino! Che, come d'accordo, li aviva avvirtuti che annava nella casa al mari!
"Chiama a Fazio e fallo viniri di cursa nel mè ufficio".

(...)

"Perché ansima?".
"Ho fatto un po' di jogging".
"Ho telefonato in commissariato e m'hanno gentilmente dato il suo numero privato".
Pausa.
"Volevo solo augurarle la buona notte".
Addivintò tutto 'nzemmula primavera.
Margheritine spuntaro negli interstizi tra un mattone e l'altro del pavimento.
Dù rondini vinniro a posarisi supra alla libreria. Cinguettarono, sempri che le rondini cinguettino.

(...)

Si fici l'ura d'annare a mangiari.
Niscì dal sò ufficio e, passanno davanti a Catarella, notò che era accussì 'mpignato al computer che manco si addunò di lui.
"Che stai facenno?".
Catarella per picca non cadì dalla seggia. Satò addritta, russo 'n facci come un gallinaccio.
"Siccome che non c'è trafico tilifonico, stavo passanno tempo jocanno".
"Col computer?".
"Sissi, dottori".
"E che joco è?".
"È un joco che per jocarlo abbisogna jocarlo 'n coppia".
"Ma tu però non sei 'n coppia con un altro".
"Vero è, ma il computèl non l'accapisce che sugno sulo".
E macari chisto era vero.
"Dimmi in che cosa consisti".
"Dottori, è preciso 'ntifico il contrario di quel joco che s'acchiama futticumpagno".
"Spiegati meglio".
"Dottori, la consistenza di quisto joco consisti nel fari cchiù danno che si può fari alla coppia virsaria, sarebbe a diri quella annimica, evitannoche il propio compagno sia mittuto 'n piricolo gravi".
"E tu come t'attrovi?".
"In chisto momento io sugno 'n pericolo gravi, ma il mè compagno, ca sugno sempri io stisso, sta vinenno a darimi 'na mano".
"Aguri".
"Grazii, dottori".

(...)

"Chiama la Banca siculo americana e fatti dari la signorina Cosulich. Ma non diri che parla la polizia".
Catarella s'azzittì.
Evidentemente la proibizioni del commissario l'aviva fatto cadiri 'n confusioni.
"E chi dico allura che sarebbi che sta a parlari?".
"La sigriteria del viscovo di Montelusa. Appena la senti, le dici: aspetti che la metto in comunicazione con sua eccellenza e me la passi".
"Maria che bello!".
"Che è bello?".
"'Sta cosa!".
"Chi cosa?".
"Da quann'è che a vossia lo ficiro cillenza?".
"Catarè, cillenza il viscovo è!".
"Ah!" fici Catarella sdilluso.

2 commenti:

  1. Ciao Daria,
    vedo che la tua selezione di narrativa è sempre ricca di pagine interessanti.
    Ti aspetto nel mio blog tematico di cucina "Ricette con parole di contorno" http://filafilastrocca3.blogspot.it/ (raggiungibile anche dal mio schiaccianoci )
    che ho iscritto da poco in Net Parade
    ed ho anche realizzato un bannerino, se qualcuno lo vorrà portare nel suo spazio.
    Spero che tu trovi qualche ricetta di tuo gusto!
    Sarei lieta di ricevere qualche visita e commento e, se lo trovi di tuo gradimento,votarlo e unirti ai lettori.
    Ti ringrazio con un grande saluto:-)
    Marilena

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  2. Ciao Marilena,
    sono contenta che le mie letture continuino a piacerti!

    Vado subito a dare un occhiata al tuo blog culinario e ti seguirò con piacere anche lì.
    Per il banner... Stavo pensando di condividerne qualcuno qui su Sedie di paglia e appena avrò un po' di tempo vedrò di capirci qualcosa. :-)

    Grazie mille a te!
    Un caro saluto,
    Daria

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