Non molto tempo dopo la mia nascita il quotidiano "Lotta Continua" ritraeva mio padre con me in braccio intento a insegnarmi a decapitare, con una piccola ghigliottina giocattolo, un bambolotto che rappresentava un anarchico.
Tutto ciò che delle mie letture mi incuriosisce, mi emoziona, mi fa arrabbiare, mi fa sorridere, mi porta via, mi resta addosso per tanto tempo. Come la forma dell'intreccio della paglia. A gambe nude, d'estate.
domenica 9 settembre 2012
mercoledì 5 settembre 2012
Da "La fattoria degli animali", di George Orwell (Mondadori, 2000)
"L'Uomo è l'unica creatura che consumi senza produrre. Non dà latte, non depone uova, è troppo debole per tirare l'aratro, non corre abbastanza veloce da catturare un coniglio. Però è padrone di tutti gli animali. Li fa lavorare e in cambio concede loro il minimo necessario alla sussistenza, tenendo il resto per sè"
domenica 2 settembre 2012
Da "Satura", di Eugenio Montale (Mondadori, 2009)
HO SCESO, DANDOTI IL BRACCIO, ALMENO UN MILIONE DI SCALE
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
5 le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
5 le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
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mercoledì 29 agosto 2012
Da "Una lama di luce", di Andrea Camilleri (Sellerio editore Palermo, 2012)
S'infuscò. Non s'aspittava d'essiri chiamato al tilefono. Chi era che gli scassava i cabasisi?
In linia teorica, in commissariato non avrebbi dovuto essirici nisciuno fatta cizzioni del cintralinista pirchì quella sarebbi stata 'na jornata spiciali per Vìgata.
Spiciali in quanto che il signori e ministro dell'Interno, di ritorno dalla visita all'isola di Lampidusa indove i centri d'accoglienza (sissignori, avivano il coraggio d'acchiamarli accussì!) per gli immigrati non erano cchiù 'n condizioni di continiri manco un picciliddro di un misi, le sarde salate avivano maggiori spazio, aviva espresso la 'ntinzioni di spezionari l'attendamenti di fortuna priparati a Vìgata. Che già, da parti loro, erano chini come l'ova, con l'aggravanti che quei povirazzi erano costretti a dormiri 'n terra e a fari i loro bisogni all'aperto.
domenica 26 agosto 2012
Da "L'affaire Moro", di Leonardo Sciascia (Sellerio editore Palermo, 1983)
Ieri sera, uscendo per una passeggiata, ho visto nella crepa di un muro una lucciola. Non ne vedevo, in questa campagna, da almeno quarant'anni: e perciò credetti dapprima si trattasse di uno schisto del gesso con cui erano state murate le pietre o di una scaglia di specchio; e che la luce della luna, ricamandosi tra le fronde, ne traesse quei riflessi verdastri. Non potevo subito pensare a un ritorno delle lucciole, dopo tanti anni che erano scomparse. Erano ormai un ricordo: dell'infanzia allora attenta alle piccole cose della natura, che di quelle cose sapeva fare giuoco e gioia. Le lucciole le chiamavamo cannileddi di picuraru, così i contadini le chiamavano. Tanto consideravano greve la vita del pecoraio, le notti passate a guardia della mandria, che gli largivano le lucciole come reliquia o memoria di luce nella paurosa oscurità. Paurosa per gli abigeati frequenti. Paurosa perchè bambini erano di solito quelli che si lasciavano a guardia delle pecore. Le candeline del pecoraio, dunque. E ogni tanto ne prendevamo qualcuna, la tenevamo delicatamente chiusa nel pugno per poi aprirne a sorpresa, tra i più piccoli di noi, quella fosforescenza smeraldina.
mercoledì 22 agosto 2012
Da "Il rumore della pioggia a Roma", di John Cheever (Fandango, 2004)
Non aveva mai visto una cosa simile: color oro, rossi, gialli, le foglie si perdono nel vento come pezzi d'affresco che si spellano dai soffitti nelle grandi sale dei palazzi principeschi a Roma e a Venezia.
domenica 19 agosto 2012
Da "Norwegian Wood", di Murakami Haruki (Einaudi, 2006)
LA MORTE NON È L'OPPOSTO DELLA VITA,
MA UNA SUA PARTE INTEGRANTE.
Tradotto in parole suona piuttosto banale, ma allora non era così che lo percepivo, ma come un grumo d'aria presente dentro di me.
domenica 12 agosto 2012
Da "Chiedi alla polvere", di John Fante (Einaudi, 2004)
Una sera me ne stavo a sedere sul letto della mia stanza d'albergo, a Bunker Hill, nel cuore di Los Angeles. Era un momento importante della mia vita; dovevo prendere una decisione nei confronti dell'albergo. O pagavo o me ne andavo: così diceva il biglietto che la padrona mi aveva infilato sotto la porta. Era un bel problema, degno della massima attenzione. Lo risolsi spegnendo la luce e andandomene a letto.
domenica 5 agosto 2012
Da "Momenti di trascurabile felicità", di Francesco Piccolo (Einaudi, 2010)
Quando esci, in qualsiasi posto tu vada, succede sempre che dopo, nel mezzo della notte, fai delle lunghe passeggiate. Lasci il motorino o la macchina lontano e te ne vai al ghetto, a piazza Navona, a Campo Marzio. Cammini e incroci i turisti, cerchi sempre di scrutare nei loro occhi lo stupore per quello che stanno vedendo e ti piace pensare che loro ti guardano e pensano che tu vivi qui. Cammini fino a quando non senti i tuoi passi produrre l'unica eco nei dintorni. Oppure te ne vai alla Garbatella, in alcune stradine del quartiere Trieste, sui ponti a fare avanti e indietro. A via Giulia. Oppure in certe strade verdi e silenziose di Montesacro.
martedì 31 luglio 2012
Da "La compagnia dei Celestini", di Stefano Benni (Feltrinelli, 1994)
Come prima cosa, accadde che si udì uno schianto e apparve Don Bracco. In mano aveva un pomello della porta, che aveva divelto con la grazia propria del suo Ordine.
"Eccheccazzo", dixit, e si fece avanti.
martedì 24 luglio 2012
Da "Dieci", di Andrej Longo (Adelphi, 2007)
Ho telefonato a mia madre se le serviva qualcosa. Mentre stavo a parlare con lei, è suonato il citofono.
"Mò ti lascio," ho detto "ci sta Enzuccio".
Ho premuto il bottone del citofono. Ho aspettato di sentire l'ascensore che si avviava e ho aperto. Mi sono nascosta dietro alla porta, che ogni volta lo aspetto così, da quando siamo sposati. Mi sembra un po' da scemi ormai, che teniamo un'età, però penso che se non lo faccio porta male e capita qualche disgrazia.
L'ascensore è arrivato al piano. Ho sentito che si apriva. E i passi suoi sul pianerottolo.
"Ciuciù sono io".
Ha spinto la porta.
"Dove sta Ciuciù l'amore mio?" ha detto col tono allegro che tiene sempre. Ha chiuso la porta. Ha fatto un poco la scena che mi cercava e quando mi ha vista, ha detto:
"Ciuciù, e che ci fai qua dietro?".
Ha posato la borsa per terra, mi ha abbracciata e mi ha baciata sulla bocca.
Come ogni martedì.
Come ogni martedì da tredici anni.
sabato 21 luglio 2012
Da "Il cacciatore di aquiloni", di Khaled Hosseini (Edizioni Piemme, 2004)
Piansi per tutto il tragitto di ritorno. In macchina vedevo le mani di Baba aprirsi e chiudersi nervosamente sul volante. Non dimenticherò mai l'espressione di disgusto dipinta sul suo viso mentre guidava in silenzio verso casa.
Quella sera, passando davanti al suo studio, lo sentii parlare con Rahim Khan. Avvicinai l'orecchio alla porta.
"...ringrazia che abbia la salute" diceva Rahim Khan.
"Lo so, lo so. Ma se ne sta sempre sepolto tra i libri e vaga per la casa con la testa fra le nuvole."
"E con questo?"
"Io non ero così" spiegò Baba, e c'era frustrazione rabbiosa nella sua voce.
Rahim Khan rise. "I figli non sono album da colorare come piace a noi."
lunedì 16 luglio 2012
Da "La stagione della caccia", di Andrea Camilleri (Sellerio editore Palermo, 1994)
Il marchese arrivò mezzo spogliato, era stato avvisato da un uomo del delegato.
"Povero papà, che fine orribile per lui" fece quando vide il corpo del vecchio perfettamente puliziato dal mare. "Praticamente è morto lavandosi".
giovedì 12 luglio 2012
Da "L'educazione delle fanciulle", di Luciana Littizzetto e Franca Valeri (Einaudi, 2011)
LA NOIA
La noia è un bel tema. Non sto pensando alla noia della coppia. Non ho praticamente mai vissuto in coppia, insomma coi ritmi usurabili della coppia. Quando ho vissuto in due è stata sempre un'avventura.
Ma la noia fa parte della vita, bisogna abituarsi da bambini a sentirla arrivare e a dire: "No, non mi avrai". Perché i mezzi per sconfiggerla sono infiniti e molto più semplici di quel che si crede. Purché il problema riguardi te solo. La noia diventa pesante se devi condividerla. Da solo, è uno scherzo. Basta decidersi a riordinare un cassetto, fonte inesauribile di sorprese. Basta leggere un calendario appeso in cucina e contare quante feste ci sono, ognuna ha i sui problemi festivi. Basta cercare di ricordare un nome, si può riempire anche un'ora.
La noia siamo noi. Ho concluso dopo molti anni di vita che lei non esiste. E' un tema letterario.
La noia siamo noi. Ho concluso dopo molti anni di vita che lei non esiste. E' un tema letterario.
F.V.
venerdì 6 luglio 2012
Da "Ho una storia per te", di Attilio Coco (Edizioni Spartaco, 2011)
L'indolenza di quelle ore, che di sicuro gli derivava dal grande caldo, lo metteva di fronte a un forte imbarazzo; lo stesso di chi, giunto senza rendersene conto a un bivio, si guarda intorno sperando nell'arrivo di qualcuno o di qualcosa che lo obblighi a prendere una direzione certa e lo tolga così dall'impaccio di dover fare in prima persona una scelta che si avverte come superiore alle proprie capacità del momento.
domenica 1 luglio 2012
Da "Il bambino con il pigiama a righe", di John Boyne (Rizzoli, 2008)
Andò alla porta, ma prima di aprirla si voltò e fece un'ultima domanda: "Papà" iniziò.
"Bruno, non ho intenzione di..." lo interruppe il padre, irritato.
"Non c'entra" disse Bruno con prontezza. "Ho solo un'altra domanda."
Il padre sospirò e gli fece cenno di proseguire, perchè poi l'argomento sarebbe stato definitivamente chiuso e lui non avrebbe ammesso altre repliche.
Bruno meditò sulla domanda: questa volta voleva trovare le parole giuste per non sembrare di nuovo maleducato e poco collaborativo. E alla fine disse: "Chi sono tutte quelle persone là fuori?"
Il padre inclinò la testa da un lato, come se la domanda l'avesse spiazzato. "Soldati, Bruno" rispose. "E segretarie. I miei collaboratori. Li conosci già."
"No, non loro" disse Bruno. "Le persone che ho visto dalla mia finestra, nelle baracche laggiù, in fondo. Tutti quegli uomini vestiti uguali."
"Ah, quelli" disse il padre scuotendo la testa con un sorrisetto. "Ma quelli non sono uomini, Bruno" disse.
venerdì 29 giugno 2012
Da "Caffè Trieste", di Olga Campofreda (Giulio Perrone Editore, 2011)
Adoravo Ferlinghetti. Questo lo sapevano tutti. Il mio entusiasmo per la sua poesia era un dato di fatto talmente acclarato che aveva assunto lo stesso valore di una qualifica fisica. Come dire: hai presente quella ragazza con gli occhi scuri, i capelli lisci, bassina, Ferlinghetti?
Da "Firmino", di Sam Savage (Einaudi, 2008)
Penso sempre che ogni cosa durerà in eterno, ma non è mai così. In realtà, niente esiste per più di un istante, tranne ciò che custodiamo nella memoria. Cerco sempre di conservare dentro di me ogni momento - preferirei morire piuttosto che dimenticare.
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domenica 24 giugno 2012
Da "Ora segnata", di Angelo Marenzana (Iris 4 Edizioni, 2011)
Una radio rimandava le note scoppiettanti di un motivetto in voga, un ballabile che portava il buonumore già alle prime battute nonostante recitasse la storia un po' infantile di un gattino a cui non mancava pane, vino, casa e insalata ma era morto comunque.
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Da "Le stelle che stanno giù", di Azra Nuhefendić (Edizioni Spartaco, 2011)
La distruzione della Vijećnica fu dichiarata, a livello internazionale, un crimine contro l'umanità. Già nel 1993 tanti nel mondo incominciarono a raccogliere i soldi per ristrutturarla. Anche in Italia furono stanziati finanziamenti. Da Sarajevo, il direttore della Vijećnica, il professore Boro Pištalo, si era rifugiato in Slovenia. Ma, ahimè, né il direttore, né nessun altro a Sarajevo vide mai un centesimo.
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