Harold Chasen salì sulla sedia e si sistemò il cappio intorno al collo. Lo strinse bene e diede uno strattone al nodo. Teneva. Diede un'occhiata allo studio. La musica di Chopin si diffondeva dolcemente. La busta era poggiata sul tavolo. Tutto era pronto. Attese. Una macchina entrò nel vialetto, là fuori. Si fermò e Harold sentì sua madre che usciva. Con un lieve sorriso scalciò via la sedia e cadde di colpo nel vuoto. Dopo qualche istante i piedi smisero di agitarsi e il corpo rimase a dondolare appeso alla corda.
Tutto ciò che delle mie letture mi incuriosisce, mi emoziona, mi fa arrabbiare, mi fa sorridere, mi porta via, mi resta addosso per tanto tempo. Come la forma dell'intreccio della paglia. A gambe nude, d'estate.
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domenica 21 ottobre 2012
mercoledì 10 ottobre 2012
Da "L'amico ritrovato", di Fred Uhlman (Feltrinelli, 2003)
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domenica 2 settembre 2012
Da "Satura", di Eugenio Montale (Mondadori, 2009)
HO SCESO, DANDOTI IL BRACCIO, ALMENO UN MILIONE DI SCALE
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
5 le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
5 le coincidenze, le prenotazioni,
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che la realtà sia quella che si vede.
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